Sono le 23.30, di un giovedì sera.
Indosso il mio pigiama di cotone, primaverile e mi dirigo verso il letto, pronto a rigenerarmi per le successive otto ore, prima di iniziare un nuovo giorno.
Sono fisicamente stanco: la giornata è stata impegnativa e mi ha sottratto parecchie energie, sia fisiche che mentali.
I muscoli, indolenziti e la mente ancora viva della serata passata con la ragazza, con cui esco da un mese a questa parte.
Mi spingo sotto le coperte, spengo la lampadina e aspetto di piombare nel sonno più profondo, in un turbine di pensieri che, nonostante la stachezza fisica, non impediscono alla mia testa di viaggiare tra i ricordi della giornata, portandomi ad assopire, ma dolcemente.

Quella mattina, la levata fu alle sette e mezza.
Fino a qualche tempo fa avrei scroccato anche l’ultimo minuto di sonno, riducendomi ai minimi termini in tempistiche e spilucchiando una colazione improvvisata,
in cinque minuti.
Ma non da quando ho imparato che uno schema e un ritmo, nella propria routine quotidiana, agevolano lo svolgersi degli eventi e permettono di tagliare i tempi morti.
La sveglia è alle 7.30. La colazione alle 7.40, scelta con metodo e calibrata in base all’alimentazione da seguire. Fino alle 8.00 c’è tempo per l’igiene.
Dalle 8.00 alle 8.20 ho tempo per vestirmi e presentarmi sul posto di lavoro. Riposato e pronto per affrontare nuovi incarichi… che non tardano mai ad arrivare.

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Infatti, appena giunto sul posto venni travolto dagli schiamazzi di una collega, che si trovava nel mezzo di una discussione con un cliente, intenzionato a restituire della merce acquistata, ma dopo aver perso lo scontrino, quella mattina stessa.
Ovviamente non era possibile, ma di certo la situazione non si sarebbe risolta continuando a gridarsi contro, l’un l’altra, senza ascoltarsi per neanche un secondo.
Intervenni io, con tutta la calma e fermezza del mondo.
Lui mi spiegò le sue ragioni, lei, le sue.
In pochissimo tempo riuscii a capire la situazione e giungere alla conclusione che, la cosa più utile da fare sarebbe stata cercare lo scontrino negli ultimi
luoghi visitati dal cliente e mi sarei occupato di aiutarlo a cercare, personalmente, in quelli limitrofi.
La collega tornò alle sue faccende, io mi misi alla ricerca di quel foglietto, con l’arzillo settantenne.
Dopo un minuto, finalmente la soluzione: lo scontrino era caduto dalle tasche, al sedile del guidatore.
Sollievo e battute di circostanza. Il mistero era risolto.
Il cliente restituì la merce, ebbe indietro la differenza e tutto finì secondo le più pacifiche aspettative.

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Ci pensai: quella fermezza e lucidità, la propensione a vedere la realtà dei fatti e cercare una soluzione al problema.
Non è da tutti. Io la stavo sperimentando, per la prima volta. Era sorprendente il modo in cui tutto poteva assumere la giusta dinamica, dal momento in cui ero io a governare le mie emozioni e non il contrario. Non come la mia collega, o il cliente, in preda all’ira e alla voglia di inveire contro chi avevano di fronte.

C’ero io, la situazione e la libertà di poter agire nel modo migliore.
Erano piccole cose, dettagli. Ma facevano la vera differenza, in tutto il contesto.

Il fiume di pensieri si alimenta e passo, dal lavoro, al momento della giornata in cui riesco a scaricare, al meglio, fisico e mente.
Dopo 8 ore cariche di energia lavorativa, non c’è posto che meglio mi aiuti a rigenerare, della palestra.
E’ buffo, perchè fino all’anno scorso, la vedevo esclusivamente come un diversivo per poter dire al mondo che anche io, praticavo sport.
Oggi non è più così: adoro vedere la trasformazione del mio corpo, di volta in volta, allenamento dopo allenamento.
E’ frutto di sacrifici, impegno e dedizione, un qualcosa per cui fatico con lo scopo di migliorare ulteriormente, (anche) sotto l’aspetto fisico.
Non è certamente facile riuscire ad incastrare, tra lavoro, vita sociale e riposo, anche il fitness.
Ma è un qualcosa che faccio per me e nessun altro. Vedere il risultato che mi porta ogni singolo allenamento, equivale all’appagamento che ricevo quando un cliente decide di affidarsi totalmente ai miei consigli, lasciandomi carta bianca per i suoi investimenti, o quando una ragazza mi mangia le labbra, con gli occhi, dal momento in cui è coinvolta in quello che dico.
Anche quel giorno mi allenai intensamente, con Focus fisso sull’obbiettivo e il piacere di fare ciò che mi rende vivo.

Si fece sera. E quella sera avevo un programma particolare.
Maggie (Maria Gloria, per chi non la frequentava) era una ragazza conosciuta un mese prima, in un club della Riviera romagnola.
La sera in cui la vidi, nella zona fumatori, ero solo.
Una delle poche sere in cui non trovai nessuno con cui uscire e, alla fine, decisi che mi sarei divertito ugualmente, in compagnia di me stesso.
Parlava con un’amica e dopo diverse chiacchiere con entrambe, riuscii ad isolarla e finire la serata con le mie labbra, sulle sue, nel mezzo della pista da ballo.
Rimase colpita della mia risolutezza e tempismo, cose che non avrei mai detto di possedere, prima di iniziare un lungo percorso di crescita personale,
che prevedeva anche il relazionarsi con gli altri. E l’altro sesso.
Quella nottata fu memorabile per due motivi: conobbi lei (e mi piaceva); uscii di casa per divertirmi, nonostante tutte le probabilità mi remassero contro: nessuno venne con me, e diedi vita alla notte per il solo gusto di mettermi alla prova e ascoltare ciò che veramente volevo, io.
Iniziammo, una settimana dopo, una relazione più concreta.
Quella sera, Maggie, mi invitò a casa sua per una cenetta in due, in cui preparò, personalmente, del sano sushi… che adoro.
Avendo, lei, un orario infrasettimanale da rispettare e io, la sveglia, la mattina presto, fu così premurosa da preparare un comodo materasso gonfiabile, sul pavimento, post-cena, per goderci, fino alla fine, il piacere della compagnia reciproca, senza escludere alcun tipo di intrattenimento.

Torno a casa, stanco, fisicamente. Ma mentalmente appagato.
Mi infilo sotto le coperte, spengo la lampadina e chiudo gli occhi, assopendomi dolcemente, tra i pensieri di una giornata, vissuta al massimo delle aspettative.
Sono contento. Tempo fa non avrei mai immaginato di poter provare tanta soddisfazione per 24 ore di “tran tran” quotidiano.
Ma, fortunatamente, sono riuscito a capire che il “tran tran” è soltanto una limitazione mentale. Che noi impostiamo. Nella quale decidiamo di chiuderci.
Siamo liberi di fare le scelte che influenzeranno la nostra vita, liberi di scegliere se viverla come spettatori o protagonisti.
Non c’è fine ai miglioramenti che possiamo apportarle, di giorno in giorno. Ma se non partiamo già da oggi, domani potrebbe essere tardi… o un giorno in più, per rimandare al successivo.

Il privilegio che abbiamo dalla nascita è proprio il libero arbitrio per la gestione della nostra vita.
Da quel momento, siamo conseguenze delle nostre scelte.
Il che, puo’ essere estremamente monotono… o terribilmente intrigante.
Io ho deciso di stravolgere il mio “tran-tran” per dare vita al mio copione.
La mia parte, nel mio film, la scelgo io.
Questo fa la differenza, in ogni giorno.

Se non AGISCI non cambia nulla!

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