Donald Trump Presidente USA: i 7 Motivi che Spiegano la sua Elezione

 

Donald Trump… Chi lo avrebbe mai detto?

Beh sinceramente, mentre il resto del mondo derideva il magnate americano, qualcuno aveva visto dei tratti di genialità nel suo modo di fare.

Sta di fatto che la notizia dell’elezione di Donald Trump come nuovo Presidente degli Stati Uniti d’America ha lasciato in generale una scia di scalpore, sbigottimento, commenti e riflessioni, alle sue spalle, da farne il fenomeno mediatico più discusso nel Web. E non solo.

Erano tantissimi, gli scettici, a riguardo della salita al potere di un uomo definito, dai più, “esaltato, misogino e razzista”. Eppure, nonostante i commenti negativi, lo scetticismo, le campagne a sfavore e le critiche lanciate sulla sua reputazione, è stato appena eletto Presidente degli Stati Uniti, sfangando la sua avversaria, Hillary Clinton, statisticamente data, di gran lunga, come favorita ed acclamata dal Popolo.

Facciamo un breve excursus.

Da un lato abbiamo un dinosauro, che minaccia di costruire muri di separazione tra Stati, soluzioni estreme di annientamento avversari con l’utilizzo di testate nucleari, che fa provocazioni sessiste, razziste, politicamente scorrette…

Dall’altro, una posata, sveglia e sorridente signora, con un attivo passato in politica; contenuta, ma decisa nell’esposizione dei propri progetti; femminista e tradizionalista.

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Il primo è diretto, spietato e propone l’adozione di soluzioni estreme: non passa giorno in cui non esca, in rete, l’ennesima affermazione/shock di questa persona, principale nome sulla bocca di milioni di individui, solo per l’assurdità delle sue “uscite”.

La seconda mantiene un profilo nettamente in contrasto con quello del suo avversario, spiccando per il suo equilibrio e sobrietà. Non si sbilancia tanto quanto lui e sfoggia, tra le righe, un “perbenismo” direttamente mirato a cozzare con l’esuberanza ed egocentrismo di Trump.

Di lui si parla ogni giorno fino alle elezioni americane (e soprattutto oltre), quasi per abitudine e la sua campagna elettorale prende largo piede, impazzando sui social.

Di lei si fa buona propaganda, ha lobbies e quasi tutti i piani alti dalla sua parte, ma nella bocca del Popolo è un nome dato come conseguenza delle dichiarazioni del suo avversario.

Lui batte direttamente su problemi, spesso nati dai pregiudizi delle persone, in maniera drastica, estrema, egoistica… ma chiara.

Lei muove accuse, contro i suoi metodi, ma non si sbilancia in soluzioni concrete.

Lui continua ad avere incrementi di followers, condivisori del suo punto di vista ed empatia mediatica.

Lei continua la sua campagna pura e tradizionalista e, nel tempo, emergono scheletri nell’armadio, che le persone non si sarebbero mai aspettati da una personalità così misurata.

Trump, colpisce ed è di impatto.

Clinton, è statica. E perde fiducia.

Trump, inizia a rappresentare una guida diretta alla soluzione dei problemi che più preoccupano (e minacciano) la popolazione americana.

Clinton, nella sua sobrietà, non trasmette la figura di una condottiera.

Il Popolo (ossia la massa) sceglie Trump.

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Ora, posto che non è questa la sede di fare analisi approfondite di tipo politico, analizziamo solo il lato sociale e di comunicazione per interpretare un successo difficile altrimenti da spiegare.

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Infatti, ancora adesso, a freddo, è difficile capire come un outsider senza esperienza, con quasi tutto il mondo mediatico (politica, attori, cantanti e lobby) contro, abbia potuto sconfiggere un colosso come Hillary Clinton. Già, perché la candidata democratica invece aveva tutti i numeri dalla sua. E anche tutte le previsioni favorevoli.

E quindi come è stato possibile e che insegnamento ne possiamo trarre?

Andiamo con ordine descrivendo punto per punto quel che è successo e poi cosa possiamo imparare.

Cominciamo con la prima risposta:

1 – Donald Trump sa comunicare nell’era dei social.

E non è una novità, perché qualcosa di simile fece anche Obama, anche se i tempi erano diversi. Chi si è dimenticato “Yes We Can”? Donald sa comunicare nel modo corretto, sfruttando quello che poteva essere uno svantaggio a sua favore. Se è vero che la parte maggioritaria del mondo mediatico tifava Hillary, Donald ha scantonato sui social, Facebook in primis. E non ha mai nascosto il fatto che, diversamente, non sarebbe stato possibile raggiungere così tanti Americani, soprattutto vista l’aperta ostilità del mondo mediatico.

Trump non era certamente uno sconosciuto, ma era un personaggio televisivo piuttosto noto (è leggendario il suo “You’re fired!” del programma TV “The Apprentice”) e proprio su questo ha fatto leva. Hillary invece ha portato avanti una campagna elettorale in maniera tradizionale, anche con il coinvolgimento dei social, certo, ma non facendone il centro della sua strategia.

L’insegnamento è che chi sa interpretare le nuove tecnologie, possibilità e canali vince contro tutti i pronostici. Anche contro i poteri forti. Non è poco.

Molto bene, fin qui abbiamo scoperto poco (anche se Hillary forse non sarebbe così d’accordo), questi sono tempi di profondo cambiamento. Ovvio che chi interpreta meglio il cambiamento vince.

Ma che messaggio ha veicolato Donald Trump? Perché non basta avere un ottimo mezzo di comunicazione e saperlo sfruttare, bisogna avere qualcosa che colpisca, che resti impresso. Specie quando si ha relativamente poco tempo.

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2 – Donald Trump ha veicolato messaggi a forte impatto e in maniera tale che potessero colmare il gap comunicativo che aveva con la sua avversaria.

Lo ha fatto esagerando spesso e volentieri, con battute che di frequente hanno scandalizzato i benpensanti anche al di qua dell’Oceano e… Vi ricordate quando minacciò di arresto la candidata democratica?

Tutti a scandalizzarsi, ma era solo una strategia.

Messaggi apparentemente irrazionali ed insensati, ma dal forte impatto sul pubblico.

Trump è diretto, spietato e propone l’adozione di soluzioni estreme: durante la campagna elettorale americana non passa giorno in cui non esca, in rete, l’ennesima affermazione/shock di questa persona. Che diventa il principale nome sulla bocca di milioni di individui, solo per l’assurdità delle sue “uscite”.

“Eh vabbè – qualcuno potrebbe dire – ha fatto breccia su animi magari deboli, influenzabili, ecc.”

Forse, ma c’è molto di più: non avrebbe potuto vincere se ci si fosse fermati qui.

Trump ha sfruttato il web, ma soprattutto i suoi algoritmi, come un moltiplicatore esponenziale dei suoi messaggi.

Come? Molto semplice: sparandola il più grossa possibile, si ottengono molte condivisioni, perché è chiaro, si condivide ciò che ci emoziona, anche negativamente. E tutte le piattaforme, privilegiando la condivisione, faranno rimbalzare la notizia. Con tutto il contorno di commenti sdegnati, prese in giro, parodie, ovviamente. Ma questo amplifica solamente l’eco mediatico.

In questo modo la notizia, la frase ad effetto, fa presto il giro del web. Basta infatti che una notizia venga condivisa diverse volte e gli algoritmi fanno il resto spingendola sempre più in alto. E in maniera esponenziale.

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E’un bug del web, o meglio dei suoi algoritmi. Prima o poi verrà colmato, ma oggi è così.

C’è di più: spesso e volentieri i media rigirano notizie prese dal web, specialmente le più condivise e quindi Donald Trump è riuscito anche a conquistare il mondo dei media tradizionali. Riuscendo anche a battere la sua avversaria sul suo stesso terreno.

Morale: Donald continua ad avere incrementi notevoli di followers, condivisioni del suo punto di vista ed empatia mediatica, mentre la sua avversaria Hillary continua la sua campagna pura e tradizionalista e, nel tempo, emergono scheletri nell’armadio, che le persone non si sarebbero mai aspettati da una personalità così apparentemente misurata.

Trump, colpisce ed è di impatto. Clinton, è statica e non moralmente perfetta come cerca forzatamente di apparire: perde fiducia.

Cosa possiamo imparare? Certamente che se si vuole avere “notorietà” sul web, ma non solo, al giorno d’oggi bisogna creare contenuti che colpisca il popolo del web. E che condivida. Al resto pensano gli algoritmi.

Dobbiamo quindi anche noi spararla sempre più grossa?

No, perché il web è già pieno di spazzatura. Però fino a che gli algoritmi privilegeranno lo sharing, questa è la strada.

Come ha potuto però trionfare con questi messaggi? Perché di fatto ha usato la politica del “Vaffa”, per restare a esempi nostrani.

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3 – E’ certo che un ciclo sta esaurendosi, sta probabilmente montando in tutto il mondo una protesta verso le lobbies costituite, che viene definita (dalle lobbies stesse) “populista”.

Il primo vero grande episodio, anche qui imprevisto, è stata la Brexit.

Evidentemente in un soggetto come Trump, un movimento d’opposizione a questo tipo di potere, ha visto un possibile sfogo. Il suo rifiuto di ogni linguaggio politicamente corretto e qualunque compromesso lo ha certamente spinto verso quella parte di elettorato che percepisce il politicamente corretto (o corrotto?) come un’ipocrisia non più sopportabile. E che sono ormai la maggioranza.

Il Partito Democratico, accecato dal politically correct (ma non è la prima volta), ha per forza voluto scegliere una donna. Hillary Clinton è una candidata di grande esperienza, ma che definire pulita o di grandi capacità sarebbe assai scorretto. E lo ha dimostrato più volte specie in politica estera, per finire a cercare il voto delle minoranze senza manco riuscire a coinvolgerle. Cara Hillary le elezioni si vincono con la maggioranza, adesso lo sai.

Anche qui, senza scendere in giudizi politici, possiamo imparare che chi più rapidamente interpreta e comprende i cambiamenti trionfa, spesso contro ogni aspettativa. Le ideologie spesso accecano.

E’ la fine del mondo, come qualcuno diceva? Direi di no. Molto spesso cambia tutto per non cambiare niente.

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4 – E’ probabilmente, invece, la fine di un determinato modo di vedere la politica per quel che non è.

Al giorno d’oggi la Politica infatti non è più un insieme di rappresentanti di ideali che si scontrano per il bene del popolo che rappresentano, bensì uno scontro tra burattini messi da gruppi adagiati, che hanno creato un proprio equilibrio di potere all’interno di un sistema disconnesso dalla vita quotidiana (ma che di fatto determina quest’ultima).

E questo non è complottismo, tanto meno Politica nel senso più autentico del termine, bensì la constatazione dei fatti, ovvero ciò che gli esiti delle elezioni USA 2016 ci hanno dimostrato: se mancano connessione, empatia e problem solving con il popolo (la massa), allora è ovvio che si perde fiducia, si crea astensionismo e/o la maggioranza (così definita) “troglodita” si affida al personaggio del momento con cui riesce a comunicare meglio (vedi Donald Trump negli USA, Beppe Grillo in Italia e Nigel Farage in UK).

Cosa possiamo imparare? L’America questa volta riesce a dare una lezione di democrazia al mondo, laddove si riesce a dare voce ad una protesta serpeggiante e a sconfiggere un avversario così potente senza poteri forti alle spalle. E senza spargimento di sangue.

Però come è stato possibile non accorgersene?

Già, perché sia nel caso della Brexit, sia in questo caso, tutto è accaduto in maniera del tutto imprevista.

E’ chiaro che c’è una distanza notevole tra i mezzi di informazione, gli intellettuali (soprattutto sedicenti tali) e la base elettorale. Ed è ancora più chiaro ed evidente che la maggioranza delle persone (e parliamo in termini mondiali) è sempre più insoddisfatta nei confronti della classe politica: il motto attuale sembra essere “Chiunque abbia le palle che fumano, ma basta che cambi qualcosa!”.

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5 – I media e i sedicenti intellettuali non riescono a interpretare il mondo che cambia e la base elettorale non riesce più a sopportarli.

I Media sono attrezzati per agire in un mondo che non esiste più e che pertanto non riescono più a interpretare, ma nemmeno a percepire: Trump è riuscito a inserirsi in questa sottile faglia e a crearsi uno spazio. Che è diventato enorme.

E’ riuscito a mandare al diavolo tutti quelli che rappresentavano questo mondo “vecchio” e così facendo, oltre a garantirsi le simpatie di una buona fetta di elettori, è riuscito anche a depistare i media e la sua avversaria.

Un genio?

Da molti punti di vista sì, vedremo cosa saprà fare da Presidente, ma di certo ha cominciato sapendo interpretare il suo tempo come nessun altro, men che meno la sua avversaria.

Trump ha rappresentato una guida diretta alla soluzione dei problemi che più preoccupano (e minacciano) la popolazione americana.

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6 – Lo Status: Donald è un miliardario (come Berlusconi), che ha potere/valore a prescindere dalla Politica

Donald Trump è il modello di riferimento dell’uomo medio (americano medio o italiano medio, in un’era di globalizzazione, non fa più differenza).

E’ un outsider, ricco, ergo (sulla carta) non ha bisogno dei soldi della politica, tantomeno di lobbies che ‘donino’ somme elevate per la sua campagna elettorale, come da tradizione dei candidati presidenti USA. E perciò, una volta eletto, diceva, non avrebbe dovuto nulla a nessuno. Una volta tanto qua in Italia siamo 20 anni avanti e sappiamo quanto questo poi non sia vero.

Da esterno è riuscito a stravolgere la staticità di una democrazia, quella americana, dove si aveva la nettissima sensazione che chiunque votassi sarebbe stato lo stesso.

E lo abbiamo visto con Obama: da Premio Nobel per la Pace, diciamo che non si è impegnato molto più del suo predecessore per la pace nel mondo, anzi.

Ora che lo status di Trump è all’apice della società globale sarà interessante analizzare le reazioni di tutti coloro che si sono schierati contro di lui in questa campagna elettorale (ossia, a parte Clint Eastwood, praticamente TUTTI).

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7 – La Coerenza con il suo personaggio: questa è stata la SEDUZIONE di Donald Trump.

Un personaggio discusso, criticato, sulla bocca di tutti… Eletto per essere stato discusso e criticato. Coerente dall’inizio, alla fine, con il suo personaggio. Affermazioni dirette, segnate nella testa di milioni di persone, colpite, vuoi negativamente, vuoi positivamente, ma sempre COLPITE dalle sue uscite… e dall’estrema convinzione dei propri mezzi.

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Per quanto una persona possa essere rappresentata come modello negativo, sbagliato e distruttivo, se coerente, convinta e diretta a portare una soluzione, seppure drastica, ai problemi principali di una massa disperata ed alla ricerca di una guida, sarà considerata comunque una migliore guida di chiunque non colpisca, a livello emotivo, con la propria staticità.

E il “vaffa” di Trump, colpisce. Le sue accuse, colpiscono. Le sue soluzioni estreme, colpiscono.

Il perbenismo è finito da un pezzo (Capito Hillary?) e, dovendo scegliere tra chi si espone in maniera radicale, magari socialmente considerata scorretta, e chi teme di farlo abbottonato da una falso perbenismo, sarà sempre il primo soggetto ad essere privilegiato da una folla allo sbando, alla ricerca di un pilota cazzuto a cui affidarsi.

Questa, come spieghiamo nei nostri Corsi di Seduzione, è seduzione.

Ed è su questo che Donald Trump ha giocato la sua vittoria.

Questa è la seduzione sociale, nella vita di tutti i giorni.

 

Un abbraccio,
Lo Staff di IN Attraction

 

Se non AGISCI non cambia nulla!

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